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Une élève de la classe de 1L2, Juliette Theureau,  a participé victorieusement au concours

Jeunes auteurs pour l'Europe.

Elle a remporté le prix de l'originalité dans la catégorie Italien LV3.

Félicitations !

Découvrez sa nouvelle ci-dessous.

Bjørn

Quando si è svegliata, ha guardato fuori dalla finestra. Erano solo le sei ma nel nord della Norvegia d'estate, non era mai notte. Si è fatta un caffè, si è preparata e ha aperto la porta. La piccola casa di legno era l’unica visibile nel giro di venti chilometri. C’era solo la natura. La montagna, l’oceano artico, i fiordi ... Anche un po’ di neve. L’erba verde, gli alberi piegati dal vento, il blu dell’acqua. Era magnifico. Bjørn è arrivato correndo. Il cane faceva più di un metro e, l’anno scorso, aveva fatto paura ad un orso. Da quel giorno in poi, si era chiamato “Bjørn” che vuole dire “orso” in norvegese.
-“Vieni!” ha detto la ragazza, prendendo un pezzo di pane e una fettina di formaggio.
Della casetta partiva un sentiero. Ci si è avventurata, con il cane che la seguiva.
Un’ora e mezzo più tardi, si sono fermati sulla scogliera. La terra si buttava a picco nel mare e le onde si infrangevano contro le rocce. Davanti, forse ad un chilometro della costa, le nuvole sembravano galleggiare sull’acqua. A destra e a sinistra, era solo possibile vedere la natura : alberi, rocce, vegetazione bassa e, di qua e di là, una renna o un rapace.
Prima di venire ad abitare qua, la ragazza abitava a Roma, ma era stufa della città, della tv e delle informazioni deprimenti dal mondo. Allora era partita, abbandonando i suoi amici, i suoi studi, la sua lingua e i suoi comfort.
Aveva avuto bisogno di mesi per preparare questo viaggio. Non si improvvisa vivere da soli nel bel mezzo del nulla. Perché, nella piccola casa, non ci sono né l’elettricità né l’accesso all’acqua corrente, solo una bombola di gas e un ruscello per lavarsi. Nell’aereo, e poi nella macchina in noleggio, aveva portato molti libri, quaderni, taccuini, matite, acquerelli ... Alcuni vestiti, una sveglia, una valigetta del pronto soccorso ... L’uomo che le aveva affittato la casa le aveva lasciato utensili da cucina e qualche mobile. C’era anche una riserva di legna.
Tutta la sua cerchia di amici e la sua famiglia le avevano detto che era pazza. Partire da una città bella come Roma per andare ad abitare in una casetta sperduta nel nord? Non potevano capire che la ragione per cui aveva deciso di partire era proprio per vivere nella solitudine della natura.
Viveva con lo stretto necessario, esattamente come aveva desiderato.
Ogni lunedì, andava in un piccolo villaggio a due ore di cammino per avere il wireless e per scrivere alla famiglia e ai suoi amici, che arano preoccupati per lei. Era una condizione che le avevano imposto i suoi genitori.
Stava scrivendo un libro. Per trovare l’ispirazione, aveva diverse possibilità.
Una era di leggere : una delle quattro pareti della casetta era coperta di libri, i suoi, portati dall’Italia, ma anche alcuni del bibliobus che passava una volta al mese in un villaggio a tre ore di marcia.
Un altra possibilità erano le gite, come questa, che lasciavano del tempo per pensare. A volte partiva un giorno o due, camminando e dormendo sotto le stelle, guardando il cielo per ore e ore. All’inizio, aveva camminato solo sui sentieri ma, in breve tempo, li aveva fatti tutti. Allora era andata più lontano dalla casetta, o al di fuori delle strade tracciate. La più bella passeggiata l’aveva fatta pochi giorni prima, a trenta chilometri da dove abitava, a Trollholmsund. Un fiordo con il mare di un bel blu, pesci seccati su delle corde, alcune pecore, l’erba verde, sull’altra costa del fiordo, rocce che sembravano disegnare qualcosa, una casa perduta nel mezzo. Era stata là per ore, disegnando o solo guardando il paesaggio. Aveva dormito là, con la luce del sole di mezzanotte. Era meraviglioso.
Disegnare e dipingere la occupavano molto. Le era sempre piaciuto dipingere, figuriamoci adesso con tutti questi bellissimi paesaggi! Dopo tre settimane, aveva già due quadernetti pieni di disegni della natura, del mare, dei alberi, degli animali ... Poi, a casa, era il turno dei pennelli. Sui muri, le tele i disegni ricoprivano tutta la superficie, erano gli uni sugli altri. La finestra era l’unico punto non coperto né dai libri né dai disegni.
Ora, lo sguardo della ragazza era perduto nell’acqua, nelle nuvole, nel cielo, nella solitudine. Il rumore del vento e dell’abbaiare di Bjørn non arrivavano alle sue orecchie. Con il sorriso sulle labbra, ha preso un taccuino e ha scritto :
“M’illumino d’immenso”